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Sostenibilità della spesa farmaceutica: il caso dei farmaci oncologici
31-05-2017


La sopravvivenza media della popolazione italiana affetta da malattie neoplastiche è aumentata nel corso degli anni. Secondo il più recente rapporto Aiom - Airtum sui Tumori in Italia, nel 2015 le persone vive dopo una diagnosi di tumore erano 3.037.127, ovvero circa il 5% dell'intera popolazione italiana, con una sopravvivenza media a cinque anni dalla diagnosi di un tumore maligno del 57% fra gli uomini e del 63% fra le donne. Parallelamente, cresce la ricerca sui nuovi farmaci oncologici, che rappresentano il 30% del totale.

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di sostenibilità finanziaria del sistema e di equilibrio di bilancio pubblico in riferimento alla sanità. I progressi fatti dalla medicina, sia in ambito diagnostico che terapeutico, hanno certamente portato dei risultati straordinari in termini di salute per i malati di cancro, dall'altro però sono cambiati e aumentati i bisogni di salute ed i servizi di assistenza per loro e familiari.

È aumentata di conseguenza la pressione sugli interventi di contenimento della spesa sanitaria, soprattutto su alcuni farmaci, tra cui gli oncologici. Il fulcro del dibattito sulla sostenibilità dei sistemi sanitari si sta quindi velocemente spostando sul tema della spesa farmaceutica e dell'accesso ai nuovi farmaci, sempre più efficaci, ma sempre più costosi. La tempesta perfetta cui secondo alcuni autori la sanità pubblica sta andando incontro ha nell'oncologia il suo nucleo centrale in ragione di una peculiare combinazione di fattori: sempre più malati, per un tempo sempre più lungo, costi unitari elevati e crescenti.

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