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La sanità e il nuovo programma di spending review
28-11-2013


Lo scorso 21 novembre, dopo il via libera del Comitato Interministeriale sulla spending review, il neo-commissario Carlo Cottarelli ha illustrato il piano di revisione della spesa pubblica al Consiglio dei Ministri. L'ambizioso progetto intende tagliare, senza intaccare la qualità dei servizi, la spesa pubblica di ben 32 miliardi di euro, circa 2 punti percentuali di Pil, nel triennio 2014-2016. I risparmi così ottenuti saranno destinati in gran parte alla riduzione della pressione fiscale, ma anche a investimenti produttivi e alla riduzione del debito pubblico.

La documentazione per il momento disponibile specifica oltre alle modalità con cui sarà sviluppata l'attività e al calendario dei lavori, i settori che verranno coinvolti. Tra questi, anche quello sanitario. In particolare, per il servizio sanitario le aree su cui si concentrerà l'intervento di revisione sono 3:

  • l'acquisto di beni e servizi, per il quale si intende potenziare l'attività delle Centrali d'acquisto;
  • il recupero di appropriatezza nell'erogazione delle prestazioni;
  • la revisione dei Livelli essenziali d'assistenza (LEA).

Il documento, però, non specifica né gli interventi che si intende adottare, né i risparmi di spesa sanitaria che si intende conseguire.

Il Ministro della salute, tuttavia, non sembra condividere il nuovo progetto. In una recente intervista al quotidiano "Il Sole 24 Ore", il Ministro ha affermato che per la sanità è preferibile una spending review interna che dovrà essere definita di comune accordo con le Regioni nel nuovo Patto per la salute. Inoltre, i risparmi che si otterranno – il Ministro ha indicato un target "auspicabile" di 10-15 miliardi di euro nell'arco dei prossimi 5 anni – dovranno essere reinvestiti nella sanità per potenziare la ricerca, sbloccare il turn over e ammodernare le infrastrutture. 

La partita è aperta e a breve dovremmo saperne di più. Per ora, resta il pericolo che la sanità, nonostante le rassicurazioni e l'impegno del Ministro, serva ancora una volta a fare cassa.


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